Nell’imminente era dell’avvento delle macchine e delle AI nelle aziende e nel mondo, molti si stanno ponendo la domanda più essenziale: che ruolo avrà l’essere umano in tutto questo?

Questo mucchio di ossa, cellule e tessuti potrà mai competere con un nanochip con 300000 volte la sua capacità di calcolo?

Non sono un esperto di informatica, nè di tecnologie, perciò mi limiterò a offrirvi il mio punto di vista, forse non tanto alla moda ma, a mio avviso, essenziale.

Intanto la risposta è No, nulla può sostituire la grandezza dell’essere umano.

Tuttavia, lo scenario che il futuro ci prospetta è quantomai coinvolgente e fonte di stimoli e di spinte ad evolversi, ad andare avanti, e a interrogarsi sul concetto di produttività, di gestione delle energie personali, di etica del lavoro, etc.

Per quanto mi riguarda, lo stimolo più grande che questo ipotetico scenario mi suscita è il seguente: potenziare e valorizzare ancora di più l’essenza dell’essere umano, ciò che ci rende umani e di conseguenza, insostituibili.

Ho guardato con interesse ieri questa conferenza tenutasi nella Svizzera italiana nel 2021 e uno dei relatori, il prof. Gambardella, sostiene che un giorno non troppo lontano, le macchine saranno in grado di simulare (cit.) le emozioni.

Già, perchè per quanto una macchina possa diventare autocosciente, come potranno mai le sue emozioni essere genuine e reali? Come potrà mai avvertire il battito del cuore che accelera, come potrà mai il suo cervello rilasciare endorfine, il suo sistema ormonale andare in tilt per una frazione di secondo, e quali reazioni potrà avere, spontanee, non filtrate, tanto da provocarle imbarazzo, vergogna o entusiasmo?

Per questo la mia ricerca e la mia attività si soffermano tanto sulla complessità e sull’immenso campo di ricerca della coscienza, sulla gestione del tempo e delle energie individuali, su quell’incredibile “fattore umano” che ci differenzia dagli altri esseri senzienti (gli animali), dalle piante e dalle macchine, le nuove arrivate.

Ecco quindi il mio punto di vista: non esiste “fare”, esiste solo essere. So che può sembrare che io stia saltando da un argomento all’altro, ma seguitemi per un attimo: a “fare”, ci penseranno forse un giorno le macchine, ma essere… di essere, solo noi umani abbiamo la capacità, e nessuno ce la potrà togliere, nè va aggiornata o è limitata, come vogliono farci credere.

Seguitemi allora nel mio percorso, dove scopriremo cosa significa essere e perchè reputo così importante la gestione delle proprie energie individuali e perchè creda che la risposta ai problemi della vita, come in ambito lavorativo, non sia mai celata nel fare qualcosa, ma nel ritornare all’essere.

Questo per me è il #personalenergymanagement: imparare a gestire sempre meglio e con sempre più grandezza le proprie risorse personali, partendo dalle basilari, quelle skills che stanno ancora più al di sotto delle soft skills: mindfulness e self-awareness.

Nei prossimi articoli parleremo proprio di queste funzioni radicali della coscienza umana, poichè è lì che si cela il grande segreto per una vita sana e longeva.

Se l’argomento vi interessa e avete delle domande, non esitate a scriverle nei commenti o a contattarmi o visitare il sito internet www.personalenergymanagement.it .

A presto!